Cosa sono e come sono fatte le scatole 4GV per merci pericolose

Quando si parla di “merci pericolose” si tende a pensare solo a prodotti estremamente nocivi quali scorie radioattive, rifiuti chimici e liquami tossici. Eppure, nonostante alcuni di questi rientrino nella categoria sopra menzionata, le merci pericolose comprendono anche materiali di uso quotidiano quali aerosol, profumo, vernici e batterie al litio, siano essi di telefoni o laptop

Cosa accomuna tutte queste merci pericolose? Semplice: se non maneggiate adeguatamente, infatti, esse rischiano di causare danni non solo alle persone (il mittente, il caricatore, il trasportatore e il destinatario), ma anche ad altre spedizioni, all'ambiente e al trasporto o veicolo o, in caso di trasporto IATA anche il danneggiamento di un aereo.

Va da sé che l’atto di trasportare questo tipo di materiali è un tema particolarmente delicato in quanto deve prevedere l’uso di imballaggi che rispettino tutte le caratteristiche richieste dalla normativa di riferimento per il trasporto di merci pericolose (ADR, RID, ADN, IMDG e IATA) e, per questo, in grado di assicurare l’integrità delle persone, delle altre merci e dell’ambiente circostante. Pertanto, nella maggior parte delle spedizioni di merci pericolose pienamente regolamentate, l’imballaggio da utilizzare deve essere omologato ONU.

 

Che cos’è (e perché è importante) l’omologazione ONU

L’omologazione ONU, ossia quell’attività di certificazione, composta da differenti test, imprescindibile per garantire la conformità dell’imballaggio e la massima sicurezza durante il trasporto delle merci pericolose, assicura la conformità dell’imballaggio per le diverse modalità di spedizione (anche se è buona cosa verificare sempre sul test report, dal momento che non tutti gli enti rilasciano omologazioni valide per tutte le modalità di trasporto), affinché ogni trasporto avvenga a norma di legge e senza rischi per la sicurezza in tutte le fasi del trasporto e per tutti gli attori coinvolti.

Essa è resa sotto forma di marchio, ossia di un codice alfanumerico univoco associato ad uno specifico imballaggio su cui viene stampato: la sua presenza indica che il prototipo dell’imballaggio che si sta usando per la preparazione del collo ha superato con successo tutti i test di omologazione ONU. In questa stringa di numeri e lettere, poi, sono contenute informazioni utili a una prima verifica di conformità, quali per esempio le caratteristiche della merce che può contenere (se liquida o solida, di che Packing Group, di che densità) o, appunto, quelle dell’imballaggio (di che materiale è fatto, la massa lorda massima in kg permessa, la pressione di prova idraulica che ha subito con successo).

Tuttavia, è bene ricordare che la presenza del marchio ONU non indica che l’imballaggio che si sta utilizzando è effettivamente idoneo per la merce che si sta spedendo: a tal fine, infatti, va sempre verificato sul test report dell’imballaggio quali sono gli imballaggi interni permessi e quali disposizioni bisogna rispettare per evitare fermi merci, sanzioni e ritardi nella spedizione. A tal proposito è bene ricordare che un utilizzo improprio di un imballaggio omologato porterà alla sua invalidazione con conseguente scarico di responsabilità su chi non ha rispettato quanto definito nel test report.

 

Cosa sono le scatole 4GV per merci pericolose

Ed è qui che entrano in gioco le scatole 4GV per merci pericolose. A differenza delle scatole 4G (che sono utilizzabili solo in combinazione con lo specifico imballaggio interno con cui sono state testate ed omologate ONU, come definito in tutti i regolamenti), le scatole 4GV per merci pericolose fanno di più. Con esse, infatti, è possibile effettuare spedizioni di oggetti o imballaggi interni di qualsiasi tipo per materie solide o liquide appartenenti ai gruppi di imballaggio (o packing group) I, II e III (che sono, rispettivamente, le materie molto pericolose, le materie mediamente pericolose e le materie debolmente pericolose).

Ciò significa che le scatole omologate ONU 4GV per merci pericolose non sottostanno a particolari accorgimenti e indicazioni? Certo che no: per rispettare la validità dell’omologazione, infatti, esse devono essere utilizzate seguendo le specifiche riportate sul test report. Qui si trovano disamine che riguardano l’utilizzo del materiale assorbente e di riempimento, le distanze minime fra imballaggi interni e le pareti, il fondo e il coperchio della scatola, il massimo peso lordo degli imballaggi interni e del collo e il tipo di chiusura.

 

Come si usano le scatole 4GV per merci pericolose

Ma quindi come si usano le scatole 4GV per merci pericolose? Di certo, non esiste una risposta univoca: le variabili in gioco sono molte e riguardano il tipo di merce pericolosa che si decide di trasportare, l’imballaggio interno che si vuole utilizzare, il peso lordo e il tipo di materiale assorbente e attutente posizionato tra l’imballaggio esterno e quello (o quelli) interni.

Tuttavia, a proposito di materiale assorbente e attutente, possiamo individuare due tipi di scatole 4GV presenti sul mercato. La prima, più comune, è quella che prevede l’uso della vermiculite, prodotto di origine minerale che, grazie alla presenza di micro canali e cellette chiuse, la rendono da sempre un materiale utilizzato come assorbente e di imbottitura. Tale elemento va posizionato tra gli imballaggi interni fino a riempimento della scatola rispettando tutte le distanze indicate nel test report. La seconda e più innovativa, invece, è quella che prevede l’utilizzo di uno specifico kit composto da lastre in foam SR e panni assorbenti, che permettono di spedire merci pericolose in maniera pulita, leggera e senza l’utilizzo della vermiculite.

La differenza principale tra queste due versioni sta nella pulizia della spedizione: la vermiculite, pur essendo molto performante, è infatti polverosa, mentre la versione con kit composto da lastre in foam SR e panni assorbenti è una soluzione pulita. Che, per alto, darà più valore ai vostri prodotti e che farà risparmiare tempo di preparazione dell’imballaggio ai vostri collaboratori.

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